Perché

L’economia ci viene spiegata e narrata ogni giorno come un processo ineluttabile: forze astratte e misteriose – i mercati – influenzerebbero il corso delle nostre vite determinandone le condizioni materiali fino a scandire il ritmo stesso delle nostre esistenze.

Coerentemente con questa narrazione, le scelte di governo dell’economia ci vengono presentate come misure necessarie, rese inevitabili da vincoli oggettivi cui sembrerebbe impossibile sottrarsi.

Nel frattempo il nostro paese, come l’intera periferia d’Europa, è investito da una crisi di portata storica che fa emergere, in forma violenta, tutte le contraddizioni del particolare ordine economico in cui viviamo. Siamo precari, perdiamo il lavoro o lavoriamo in condizioni pessime ma – come ci viene ripetuto ogni giorno – non si può fare altrimenti.

Questa è la narrazione economica che serve a chi tiene le redini della nostra società. Gli economisti che ce la spiegano sono meri strumenti di propaganda ideologica: raccontano una storia in cui i sacrifici sono necessari ed inevitabili, in cui le soluzioni ai problemi sono solamente tecniche e mai politiche, in cui siamo tutti sulla stessa barca. Una visione armoniosa della società, in cui non vi è spazio per un’opposizione alle leggi del mercato.

Questa è la narrazione economica che vogliamo criticare, per liberare i processi economici dal carattere di necessità che gli è attribuito e dunque aprire la strada al dissenso. Per farlo dobbiamo riprenderci l’economia, e farne uno strumento utile alla comprensione della società in cui viviamo e delle sue contraddizioni. Dunque uno strumento di lotta, perché i conflitti sociali possono trovare nell’analisi dei processi economici solide basi per essere alimentati, estesi e sostenuti.

Per questo nasce il collettivo di economisti Coniare Rivolta.

Abbiamo l’economia dalla parte del manico, usiamola per cambiare direzione, per imprimere forza alle aspirazioni di cambiamento del presente, per resistere alla crisi, per maturare complicità verso chi si oppone alle scelte “dei mercati”. Usiamola, finalmente, per coniare rivolta.

 

 

 

2 pensieri su “Perché

  1. Il “diritto dominante” legittima oggi questa narrazione economica, pone al centro il mercato e dimentica la persona.
    Dunque una stessa lotta!?

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