Quando l’Europa lo chiede la Bonino lo fa

2016 EMMA BONINO

Eravamo rimasti stupiti di come, in tempi di campagna elettorale, ancora non si fosse parlato di un tema molto caro ai presunti “tecnici” della politica negli ultimi anni. Fortunatamente ci ha pensato Carlo Cottarelli – già noto agli addetti come Mister Forbici quando fu nominato commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica nel 2013 dal governo Letta – a fare i conti in tasca ai partiti. Il messaggio di Cottarelli è molto chiaro: voi partiti che promettete riforme fiscali, reddito di cittadinanza ed altro ancora, come pensate di recuperare i soldi necessari?

Ovviamente la domanda di Cottarelli è tendenziosa perché non pone minimamente in discussione l’idea di dover necessariamente rispettare il pareggio di bilancio, tanto più adesso che è stato sancito anche da una modifica alla nostra Costituzione, il cui articolo 81 è stato emendato nel 2012 per recepire nella maniera inequivocabile i principi del cosiddetto Fiscal Compact. Il pareggio di bilancio è oramai un assunto, senza badare a tutte le conseguenze che questo comporta in un’economia di mercato. E così si scopre che quasi tutti i partiti, chi più e chi meno, sono in “difetto” e saggiamente preferiscono non rispondere alla domanda inquisitoria di Cottarelli. Nessuno partito risponde, tranne uno. Infatti, il partito “Più Europa con Emma Bonino” – de facto un nome, un programma – risponde pubblicamente con toni fieri, dimostrando nelle intenzioni la compatibilità del suo programma con il vincolo di bilancio attraverso il congelamento della spesa pubblica, in valore nominale, per i prossimi cinque anni. Ciò permetterebbe secondo i “+europeisti”,  come se non bastasse già a far danni questa Unione Europea,  di ridurre il rapporto debito/pil attraverso avanzi primari nei conti pubblici, cioè tasse maggiori della spesa. Peccato che la ricetta sia datata, anzi scaduta. In questi anni infatti l’austerità ci ha imposto avanzi primari che però hanno portato ad un aumento del rapporto debito/pil e non ad una sua diminuzione. Come mai? Perché semplicemente attraverso la riduzione della spesa pubblica si è ridotto in modo più che proporzionale il reddito (PIL), come si impara ad un corso di Macroeconomia di primo anno quando si studia il noto moltiplicatore keynesiano.

In realtà non ci sorprende tanto che un personaggio camaleontico come la Bonino si erga a paladina del rigore, sventolando il vessillo dell’austerità proposta dall’Unione Europea. Quello che in realtà ci sorprende di più è il crescente consenso che sta ottenendo da una parte dell’elettorato sedicente di sinistra, evidentemente confuso. Da cosa? In primo luogo, dalla suddetta questione del debito, la quale genera un fraintendimento in quanto apparentemente ispirata a principi di “buon senso economico”. Si tratta di una logica, quella che equipara il debito di uno Stato a quelli contratti da un padre di famiglia imprudente e sprecone (o peggio), dalla quale non si riesce a prescindere. Le principali formazioni politiche che si dichiarano di sinistra hanno la colpa di tale confusione, non essendo state capaci di mostrare come tale logica sia tutt’altro che neutrale e come essa sia, invece, massimamente dannosa per le classi sociali che questo tipo di “sinistra” proclama di voler difendere.

L’altro cavallo di battaglia della Bonino, anch’esso piuttosto efficace nel confondere le acque e nel toccare le coscienze degli elettori di sinistra, è la questione relativa all’immigrazione. In effetti, l’argomento è sicuramente sentito da tali elettori, vista l’ondata di nazionalismo che ha travolto alcuni esponenti che sguazzano nell’area di riferimento. La questione è assai complessa e necessita un approfondimento a parte, ma rinneghiamo la logica per cui la soluzione sia quella di chiudere le nostre frontiere. Tuttavia, anche in questo caso, la ricetta proposta dalla Bonino (favorevole a un’ampia regolarizzazione degli immigrati irregolari, al superamento delle attuali norme italiane in materia e una ridiscussione del cosiddetto “sistema di Dublino”) rispecchia il modello proposto dall’Unione Europea, strumento del liberismo sfrenato di cui lo stesso partito “Più Europa” si fa portavoce.

In tempi in cui la propaganda politica si manifesta attraverso slogan accattivanti, bisogna fare attenzione ai reali contenuti propugnati da una destra liberale abile a nasconderli con un posticcio velo di tolleranza. A maggior ragione bisogna fare attenzione se si considera che il partito della Bonino è dentro la coalizione con il PD, di cui gran parte dell’elettorato di sinistra si lamenta proprio per l’assenza di un programma attento al sociale.

 

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